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CHIESA DI SANT'ANDREA - CHIARMACIS

Chiesa di Sant'Andrea - Chiarmacis. Già l’intitolazione di S. Andrea denota secondo lo studioso Don Gilberto Pressacco che si tratta di una chiesa molto antica, posta vicina allo Stella che era un’importante via di penetrazione e di traffici nel passato. Proprio di fronte, nella zona del casale Pedrina è stata scoperta e studiata una antica villa rustica e una fomace di terrecotte di epoca romana. Allora qui vicino passava una strada in direzione di Muzzana e nel fiume Stella giace ancora una nave romana sommersa con il suo carico di laterizi.

L'interno della Chiesa. Ebbene dopo aver tolto l’intonaco, ora è possibile osservare resti di pietre scolpite e altro materiale di epoca romana proveniente da altri edifici, utilizzato alla base del muro e all’interno è stato messo in risalto un rocco di colonna, presumibilmente dello stesso periodo, al di sotto della quota del pavimento. Sono resti di edifici di culto preesistenti o semplicemente pesi di zavorra per i barconi che percorrevano nel passato il fiume Stella? Nella parte destra, all’intemo, sotto l’intonaco sono emersi, sulla più antica malta, semplici disegni di barche, anzi di velieri, forse come fase preparatoria ad un affresco andato distrutto, e segni strani per ora indecifrabili della stessa tecnica dei motivi geometrici che fanno da cornice alle due strette finestrelle della parete Sud, molto antiche. Sulla stessa parete è stata ripristinata una apertura ad arco, alquanto posteriore.

Il radicale risanamento delle murature e del tetto ha permesso di rilevare vecchie modifiche alla struttura. Le parti più antiche risalgono al secolo XIII. II tetto è stato rifatto e sopraelevato più volte. Un’abside precedente all’attuale era affrescata come dimostrano i ruderi di intonaco rinvenuti sotto il piano del pavimento del presbiterio. La sua ricostruzione può essere collegata ai danni provocati dal terremoto del 1511; parte dei mattoni sagomati delle nervature sono stati utilizzati come materiale di tamponamento nei fori delle travi rimosse per le modifiche al tetto, durante gli ampliamenti dell’aula.

La pulitura delle pareti dell’arco trionfale ha fatto riapparire parti di un affresco rappresentante una Madonna con Bambino, la Trinità; S. Pietro, S. Rocco del XVI° o forse del XV° secolo. Non si è ritenuto conveniente procedere al recupero delle piccole superfici affrescate nella parete Nord che era originariamente tutta affrescata. E’ stata lasciata nei muri perimetrali una fascia traspirante alla base dell’intonaco interno e sono state tolte le malte sovrapposte che, non permettendo la traspirazione, provocavano lo scoppio del laterizio per l’umidità e il gelo. La seconda sacrestia, che era stata malamente addossata alla costruzione più antica, è stata demolita. L’arredo della chiesa e le varie statue, molto recenti, poste sull’altare sono in deposito nel palazzo padronale ora di proprietà di Mariano Comisso che ha pure provveduto a fornire di nuovo cancello di legno la cappella della Trinità. L’acquasantiera di pietra che era in sacrestia è stata ricollocata all’esterno nella originaria nicchia sulla colonna destra del campanile. II tozzo campanile a vela è addossato alla facciata e sorretto da due colonne. I finti ballatoi con balaustrelle in legno erano recenti e sono stati tolti; si è lasciata solo una traccia della finestrella rotonda esistente prima del restauro e che era stata ricavata manomettendo le precedenti aperture di epoche diverse che ora si possono intravedere.

La facciata con San Cristoforo. La pulitura della facciata ha fin dai primi interventi preannunciato delle sorprese. A destra come per incanto è spuntato un grande San Cristoforo cinquecentesco, recante sulle spalle il Bambino, come da tradizione. Tale santo era comunemente considerato protettore dei paesi posti lungo i fiumi e dei viandanti che dovevano guadare i corsi d’acqua. Ce ne sono numerosi esempi, non solo in Friuli. La particolarità di questo affresco di Chiarmacis, a detta degli esperti, è che accanto e sullo stesso piano ed epoca è anche raffigurata la Madonna con il Bambino, mentre normalmente si raffigurava solo San Cristoforo. Ciò dimostra una antica tradizione di grande devozione alla Madonna La figura continua fin sotto la colonna destra del campanile che ora con tutta evidenza si rivela posteriore alla costruzione della facciata. Evidentemente anche altri lavori sono stati eseguiti, come per esempio il rinnovo dei serramenti, il risanamento del pavimento. Ma ciò è meno rilevante ai fini di queste note che più di tutto vogliono essere invito a riflettere sul nostro comune passato e ad apprezzare di più le testimonianze di arte e di fede che i nostri poveri aritenati ci hanno lasciato.